Ci sono ricordi che scaldano il cuore. E poi ci sono ricordi usati come strumenti di potere.
Chi ha vissuto una relazione con un narcisista lo sa: nulla è mai lasciato al caso. Neppure il modo in cui espongono oggetti della loro infanzia.
Foto, medaglie, oggetti, vecchi libri. Non sono solo cimeli. Sono pezzi di un racconto costruito per alimentare un’immagine perfetta di sé, per ottenere ammirazione, attenzione, empatia.
Per loro quegli oggetti sono “sacri”. Non si toccano, non si mettono in discussione. Servono a nutrire la narrazione del “poverino” o dell’“essere speciale”.
Molte volte, dietro quelle storie ripetute con tono dolce e malinconico, si nasconde una strategia:
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farti provare compassione,
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spingerti a giustificare i loro comportamenti,
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legarti ancora di più alla loro immagine.
Ma la verità è semplice: il loro passato non è una giustificazione per ferire. Non è compito tuo riparare ferite che loro usano come armi.
Quell’“altare” appartiene a loro. Non a te.
Se sei stata intrappolata nella loro narrazione, sappi che puoi uscirne. Non sei obbligata a restare per curare chi non vuole guarire davvero.
La tua vita, la tua libertà, i tuoi sogni valgono più dei ricordi messi in scena per manipolare.
Lascia che restino soli davanti al loro altare.
Tu, intanto, torna a scrivere la tua storia. Quella vera. Quella che non ha bisogno di essere esibita per avere valore.

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